Geco Comune
Rettili

Geco Comune

Tarentola mauritanica

Il Geco Comune (Tarentola mauritanica), detto anche tarantola muraiola, è il geco delle case del Mediterraneo: un piccolo rettile grigio-bruno dalla pelle “spinosa”, dai grandi occhi senza palpebre e dai polpastrelli adesivi che gli permettono di camminare a testa in giù sui muri e sui soffitti. Notturno e insettivoro, di sera caccia falene e zanzare attorno alle luci, rendendo un prezioso servizio. Del tutto innocuo per l’uomo, nonostante antiche e infondate fame di velenosità. IUCN Least Concern.

Caratteristiche

Nome scientificoTarentola mauritanica
Peso5-12 g
Durata di vita~5-8 anni (talvolta oltre 10)
TagliaPiccola (fino a ~15 cm coda compresa)
Energia2/5
Addestrabilità1/5
Perdita di pelo1/5

Carattere

Piccolo rettile notturno, solitario e territoriale, ma straordinariamente tollerante della vicinanza dell'uomo. Schivo e mimetico di giorno, di sera diventa attivo cacciatore presso le luci. I maschi difendono il loro tratto di muro e possono emettere versi. Non è un animale "da coccole" — non va maneggiato — ma è del tutto innocuo, utile e affascinante da osservare. In terrario richiede calore, ripari verticali e prede vive, ma resta un selvatico, non un animale docile.

Alimentazione

Insettivoro notturno e crepuscolare. Caccia falene e farfalle notturne, zanzare, mosche e altri ditteri, coleotteri, ragni, grilli e vari piccoli artropodi, occasionalmente prede più grandi a sua portata. Si apposta immobile presso lampioni e lampade esterne, sfruttando il "ristorante" creato dalla luce per gli insetti, e cattura le prede con uno scatto fulmineo. Per questa dieta è un alleato prezioso e gratuito contro zanzare e insetti molesti attorno alle case.

Il Geco Comune (Tarentola mauritanica), noto anche come tarantola muraiola o geco muraiolo, in inglese “common wall gecko” o “Moorish gecko”, è il geco delle case del Mediterraneo occidentale: il piccolo rettile che d’estate compare immobile sui muri, accanto alle lampade, a caccia di insetti. Famoso per:

  • I polpastrelli adesivi: piedi dotati di speciali lamelle che gli permettono di arrampicarsi su superfici lisce e verticali e perfino di camminare a testa in giù sui soffitti
  • I grandi occhi senza palpebre: protetti da una “lente” trasparente fissa, con pupilla verticale, adattati alla vita notturna
  • La pelle “spinosa”: grigio-brunastra, coperta di tubercoli rilevati che gli danno un aspetto ruvido e mimetico
  • Il legame con le case dell’uomo: vive volentieri su muri, facciate e ruderi, ed è uno degli animali più “domestici” tra i rettili selvatici
  • L’utilità: divorando falene, zanzare e altri insetti notturni, è un alleato prezioso e gratuito contro i fastidi estivi
  • La voce: a differenza di quasi tutti i rettili, può emettere piccoli versi e squittii

Stato IUCN: Least Concern (LC), comune e diffuso. È il primo geco di questo portale e inaugura il gruppo dei Gechi: accanto a lucertole, camaleonti, agamidi, iguane e varani, rappresenta una delle famiglie di rettili più affascinanti e di maggior successo, quella dei piccoli arrampicatori notturni dalle dita “magiche”.

Classificazione e categoria

Il Geco Comune appartiene all’ordine Squamata (gli squamati, rettili con squame, che comprende lucertole e serpenti), sottordine dei sauri, famiglia Phyllodactylidae (un tempo era classificato tra i Gekkonidae, i gechi in senso stretto), genere Tarentola. È uno dei gechi più grandi e robusti d’Europa.

I gechi sono un grande raggruppamento di rettili facilmente riconoscibile per alcuni tratti unici:

  • I polpastrelli adesivi (lamelle), assenti nelle comuni lucertole
  • Gli occhi privi di palpebre mobili, coperti da una squama trasparente fissa
  • La capacità di vocalizzare, rarissima negli altri rettili
  • Abitudini in gran parte notturne

Da non confondere con le vere lucertole (di solito diurne, dagli occhi con palpebre e dai piedi senza polpastrelli adesivi), già presenti nel portale con il gruppo Lucertole.

Etimologia: il nome del genere “Tarentola” e il nome volgare “tarantola” derivano dalla città di Taranto — la stessa origine del ragno “tarantola” — il che ha alimentato per secoli la falsa credenza che il geco fosse velenoso. “mauritanica” significa “della Mauretania”, l’antica provincia romana del Nord Africa.

I parametri morfologici:

  • Lunghezza totale: fino a circa 15 cm, coda compresa (corpo 7-8 cm)
  • Peso: pochi grammi (circa 5-12 g)
  • Taglia: piccola, ma è tra i gechi più grandi d’Europa

La longevità: notevole per un animale così piccolo — comunemente 5-8 anni, con casi che superano i 10. Riproduzione: ovipara; la femmina depone in genere 1-2 uova dal guscio duro, anche due volte l’anno, nascoste in fessure di muri e rocce.

Habitat e distribuzione

Il Geco Comune è una specie tipicamente mediterranea occidentale:

  • Areale: penisola iberica, Francia meridionale, Italia (compresa gran parte delle isole), e le coste nord-occidentali dell’Africa (Maghreb). È stato inoltre introdotto in varie altre regioni del mondo (Americhe comprese)

Habitat preferiti:

  • Ambienti rocciosi e assolati: pareti di roccia, muretti a secco, cave, scogliere
  • Le costruzioni umane: è una specie marcatamente sinantropica, che predilige muri, facciate, ruderi, recinzioni e l’interno o l’esterno delle case
  • Vicino alle fonti di luce: di notte si raduna presso lampioni e lampade esterne, dove gli insetti abbondano

È un animale termofilo, amante del caldo: di giorno può prendere il sole nascosto in una fessura, mentre di notte esce a caccia. Nelle regioni più fredde trascorre l’inverno in latenza (una sorta di letargo), rifugiato nelle crepe dei muri. La sua straordinaria capacità di vivere a stretto contatto con l’uomo lo rende uno dei rettili più familiari e diffusi del Mediterraneo.

Stato IUCN: Least Concern (LC). Specie comune, adattabile e in alcune aree perfino in espansione, anche grazie all’introduzione accidentale in nuovi territori.

Alimentazione

Il Geco Comune è un predatore insettivoro dall’attività soprattutto notturna e crepuscolare. Mangia:

  • Falene e farfalle notturne, attratte dalle luci
  • Zanzare, mosche e altri ditteri
  • Coleotteri, ragni, grilli e vari piccoli artropodi
  • Occasionalmente, prede più grandi a sua portata (perfino piccoli gechi)

Le strategie di caccia:

  1. L’agguato presso le luci: si posiziona immobile vicino a una lampada e attende che gli insetti gli passino a tiro, sfruttando il “ristorante” creato dall’illuminazione umana
  2. Lo scatto fulmineo: cattura la preda con un rapido balzo e con la bocca
  3. La pazienza notturna: alterna lunghe attese a brevi spostamenti, mimetizzandosi col substrato

Caratteristica chiave: proprio per questa dieta, il geco è un alleato prezioso e gratuito dell’uomo. Tenere a bada falene e soprattutto zanzare attorno alle case lo rende un ospite estivo da accogliere con favore, non da scacciare.

Caratteristiche fisiche

Il Geco Comune è un piccolo rettile dall’aspetto tozzo, appiattito e “spinoso”. Caratteristiche fisiche:

Corpo e pelle:

  • Colorazione grigio-brunastra, variabile, capace di schiarirsi o scurirsi per mimetizzarsi e termoregolarsi
  • Pelle ricoperta di tubercoli rilevati (i caratteristici “spinotti”), che gli danno un aspetto ruvido
  • Corpo appiattito e zampe robuste, ideali per aderire alle superfici

La testa e gli occhi:

  • Testa larga e appiattita
  • Grandi occhi senza palpebre mobili, protetti da una squama trasparente fissa (che pulisce leccandola con la lingua) e dotati di pupilla verticale

Le dita “magiche”:

  • Polpastrelli espansi muniti di lamelle adesive: milioni di microscopiche setole sfruttano deboli forze di adesione (forze di van der Waals) che permettono di aggrapparsi anche al vetro
  • Presenza di piccoli artigli sulle dita

Caratteristiche prestazionali:

  • Arrampicata estrema: scala muri lisci e cammina a testa in giù sui soffitti
  • Autotomia caudale: può staccare volontariamente la coda per sfuggire ai predatori, poi la rigenera (più tozza e diversa)
  • Vocalizzazione: emette squittii e versi, fatto raro tra i rettili

Curiosità e comportamento

Il Geco Comune è un animale solitario, notturno e territoriale. I maschi difendono il loro tratto di muro o di roccia dai rivali, e in primavera-estate è facile sentirne i versi nelle notti calde. Pur essendo selvatico, ha imparato a convivere con l’uomo come pochi altri rettili, diventando una presenza familiare di tante estati mediterranee.

Curiosità delle dita che sfidano la gravità: il “superpotere” del geco sta nei suoi polpastrelli. Ogni dito è coperto da lamelle che portano milioni di minuscoli filamenti chiamati setole, a loro volta ramificati in strutture ancora più piccole. Questo enorme numero di punti di contatto sfrutta le deboli forze molecolari di van der Waals, sommandole fino a sostenere il peso dell’animale: ecco perché il geco può restare attaccato a un vetro o camminare sul soffitto. Questa “colla a secco” naturale è studiata dagli ingegneri per creare adesivi e materiali bio-ispirati.

Curiosità della coda di scorta: come molte lucertole, anche il geco pratica l’autotomia, cioè può staccare di proposito la propria coda quando viene afferrato da un predatore. La coda staccata continua a muoversi per qualche istante, distraendo l’aggressore e dando al geco il tempo di fuggire. La coda poi ricresce, ma di solito ha una forma e una colorazione leggermente diverse dall’originale, perché sostenuta da una struttura cartilaginea.

Curiosità del rettile che “parla”: a differenza della maggior parte dei rettili, silenziosi, i gechi sono noti per la loro capacità di vocalizzare. Il Geco Comune può emettere piccoli squittii, schiocchi e versi striduli, soprattutto durante le interazioni tra individui o quando viene disturbato. È un comportamento sorprendente, che contribuisce al fascino “diverso” di questi animali.

Curiosità del nome che spaventa: il nome scientifico Tarentola e il volgare “tarantola” derivano dalla città di Taranto, la stessa origine che ha dato il nome al ragno tarantola. Questa associazione, unita all’aspetto insolito, ha alimentato per secoli la falsa e diffusa credenza che il geco fosse velenoso o pericoloso. In realtà il Geco Comune è completamente innocuo per l’uomo: non è velenoso, non morde se non maneggiato, e la sua presenza in casa è anzi un vantaggio.

Curiosità degli occhi sempre aperti: il geco non ha palpebre mobili. I suoi occhi sono protetti da una squama trasparente fissa, una sorta di “lente a contatto” permanente, che mantiene sempre l’occhio aperto. Per pulirla dalla polvere, il geco usa la lingua, leccandosi periodicamente l’occhio — un gesto curioso e tipico. La pupilla verticale, capace di restringersi a fessura, lo protegge dalla luce intensa e lo aiuta a vedere bene anche di notte.

Curiosità del portafortuna di casa: in molte zone del Mediterraneo il geco è considerato, al contrario delle vecchie superstizioni negative, un ospite gradito e perfino di buon auspicio. Vederlo comparire sul muro nelle sere d’estate è un segno che la bella stagione è arrivata, e la sua opera silenziosa contro zanzare e insetti molesti lo ha reso, per chi lo conosce, un piccolo guardiano benvenuto delle case.

Pro

  • Alleato gratuito contro zanzare, falene e insetti molesti d'estate
  • Del tutto innocuo per l'uomo (non velenoso, non aggressivo)
  • Resistente e adattabile; IUCN Least Concern, comune e diffuso
  • Affascinante da osservare: si arrampica sui vetri e cammina sui soffitti

Contro

  • È un animale selvatico, non va maneggiato (può perdere la coda per stress)
  • In terrario richiede calore, UV moderati, ripari verticali e prede vive
  • Notturno: di giorno resta nascosto e poco visibile
  • Vittima di pregiudizi infondati (falsa fama di velenosità)

Domande frequenti

Il geco comune è velenoso o pericoloso per l'uomo?
No, assolutamente. Il Geco Comune è del tutto innocuo per le persone e per gli animali domestici. Non è velenoso, non trasmette malattie pericolose e non attacca l'uomo: al massimo, se viene afferrato e maneggiato, può tentare un piccolo morso difensivo che non ha alcuna conseguenza. La falsa credenza che sia velenoso nasce probabilmente dal suo nome volgare, 'tarantola', che condivide con il famoso ragno e deriva dalla città di Taranto, e dal suo aspetto un po' insolito. In realtà la sua presenza in casa o sui muri è solo un vantaggio, perché si nutre di insetti fastidiosi.
Perché i gechi riescono a camminare sui muri e sui soffitti?
Grazie a una straordinaria struttura delle dita. I polpastrelli del geco sono coperti da lamelle che portano milioni di filamenti microscopici chiamati setole, ciascuno suddiviso in punte ancora più piccole. Questo enorme numero di minuscoli punti di contatto sfrutta deboli forze di attrazione molecolare (le forze di van der Waals) che, sommate, sono abbastanza potenti da sostenere il peso dell'animale anche su superfici perfettamente lisce come il vetro, e perfino a testa in giù. Non si tratta di una colla o di ventose, ma di una vera 'adesione a secco', tanto efficiente che gli scienziati la studiano per creare nuovi materiali e adesivi bio-ispirati.
È vero che il geco perde la coda?
Sì. Come molte lucertole, il Geco Comune è capace di autotomia caudale: di fronte a un pericolo, può staccare volontariamente la propria coda. La coda staccata continua a contorcersi e a muoversi per alcuni secondi, attirando l'attenzione del predatore e permettendo al geco di mettersi in salvo. In seguito la coda ricresce, ma la nuova è sostenuta da una struttura di cartilagine anziché di vertebre, e di solito appare un po' più corta, tozza e di colore leggermente diverso rispetto all'originale. È un meccanismo di difesa molto efficace, anche se 'costa' energia all'animale.
Come posso convivere con un geco che vive in casa o sui muri?
Nel modo più semplice: lasciandolo in pace. Il geco che vive sulle pareti esterne, sotto le grondaie o vicino alle luci è un ospite utile e gratuito, che riduce il numero di zanzare, falene e altri insetti. Non serve fare nulla di particolare: basta evitare di disturbarlo o di tentare di catturarlo (cosa che potrebbe fargli perdere la coda per lo spavento). Se proprio si desidera 'aiutarlo', si può lasciare accesa una luce esterna nelle sere d'estate, che attira gli insetti di cui si nutre. In molte culture mediterranee, del resto, il geco di casa è considerato un piccolo portafortuna e un segno dell'arrivo della bella stagione.

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